Progetto generale Fiumara d'Arte
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Intervista Antonio Presti

FIUMARA D'ARTE: IL RIFIUTO DEL RIFIUTO

22 aprile 2005 ore 11, Fiumara d'Arte
sotto la Finestra sul Mare di Tano Festa
(Villa Margi-Reitano)

INTERVISTA AD ANTONIO PRESTI

D. - Lei è conosciuto ormai in tutto il mondo per aver realizzato negli anni '80, nel territorio tra Tusa e Santo Stefano di Camastra, la Fiumara d'Arte, il più grande museo all'aperto d'arte contemporanea d'Europa. Come è nata l'idea di disseminare imponenti sculture lungo il greto di un fiume asciutto, nel territorio di diversi comuni siciliani?
R. - Fiumara d'Arte nasce dal desiderio di fare un omaggio alla Sicilia, a quella Sicilia contemporanea che, scegliendo la via della bellezza, decide di rappresentare l'impegno civile ed estetico dell'uomo con un proprio presidio.
Fiumara nasce su terreni demaniali non per caso, ma per una precisa scelta politica, perché io non ho mai voluto possedere l'opera ma soltanto l'idea. In una società in cui tutto è al servizio del denaro ed è subordinato al possesso dei beni, il primo atto di rinuncia in grado di sublimare la materia rispetto all'opera d'arte è proprio la bellezza, perché essa può manifestarsi anche soltanto come idea, come puro pensiero.
Il valore del dono sta nella sua condivisione, fin dall'inizio Fiumara d'Arte è stata condivisa dal pubblico, affermata nella sua esistenza da migliaia di visitatori provenienti da ogni continente. Oggi Fiumara è uno dei luoghi più visitati del mondo, per la sua contemporaneità e coerenza, per il suo calarsi nel paesaggio senza sconvolgerlo. Ma questo spirito di condivisione non ha mai toccato lo Stato, che anzi ha ignorato prima e rifiutato poi il dono della Fiumara.
D. - Fiumara d'Arte è nata come omaggio alla memoria di suo padre, dunque come reazione emotiva alla perdita di una persona cara?
"L'input è stato la morte di mio padre, ma in realtà Fiumara d'Arte è nata non soltanto in ricordo di mio padre, ma di un Padre universale, il grande Padre, inteso in senso laico. Come sigillo di questa paternità che sovrasta l'uomo, avevo pensato alla scultura di Consagra.



Poi ho deciso di inserire anche i comuni vicini in una sorta di circuito d'arte che non fosse costretto entro luoghi definiti, nel chiuso dei musei, subordinato al pagamento di un biglietto e all'orario delle visite. Il mio desiderio era quello di portare l'arte per strada, renderla visibile e accessibile a tutti, farla entrare nel quotidiano di ognuno. Così, mentre una persona guida può voltarsi a guardare il mare e ammirare il Monumento ad un poeta morto di Tano Festa, o più in là l'opera di Consagra. Volevo creare una sorta di contro-museo, unico nel suo genere, che potesse diventare un volano per lo sviluppo turistico ed economico dell'intero comprensorio. I comuni della Fiumara d'Arte, senza aver investito un centesimo, oggi fanno parte di un percorso artistico-culturale che coniuga la bellezza della natura con quella delle opere monumentali.
Con la recente apertura dell'autostrada Messina-Palermo Fiumara si candida altresì a diventare la punta di diamante di un turismo di qualità. Non parlo di statistiche, numeri, previsioni, cose lontane dalla realtà. Mi riferisco alle centinaia di pullman di turisti che ogni anno visitano il Labirinto di Castel di Lucio e le altre opere di Fiumara. Questa è la dimostrazione concreta che l'arte non solo rappresenta la bellezza, ma può essere un volano di sviluppo economico per tutto il territorio. Tanto più che Fiumara d'Arte oggi è presente in tutte le guide, nelle antologie di scuola media e nei manuali degli istituti d'arte; è stata anche oggetto di oltre un centinaio di tesi di laurea di diverse facoltà. Essa rappresenta un valore assoluto per il pubblico che l'ha scelta e la sostiene. Ed è a questo pubblico che io oggi devo rispetto e devozione. Negli anni in cui lo Stato era prima assente, poi contrario alla Fiumara d'Arte, la mobilitazione generale degli intellettuali e dell'opinione pubblica nazionale ed internazionale ha salvato le opere dalla demolizione.


Scultura di Tano Festa oggi

D. - Lei ha parlato più volte di un "isolamento civile", in cui sarebbe stato relegato dopo la nascita di Fiumara d'Arte e con l'inizio delle prime vicende giudiziarie legate proprio alla realizzazione delle sculture. Cosa intende per "isolamento civile"?
R. - Il mio isolamento civile è iniziato venti anni fa, contemporaneamente alla nascita di Fiumara d'Arte. Ho visto venir meno, poco a poco, prima il consenso nei miei confronti, poi il rispetto ed infine il saluto. Quando camminavo per strada la gente si girava dall'altra parte, i conoscenti non mi salutavano più.
Mi consideravano "strano", per loro era strano ed incomprensibile che il figlio di un imprenditore dilapidasse il patrimonio ereditato per fare un dono di bellezza alla gente.
Oggi, con la maturità dei miei 47 anni, penso che quella stranezza che faceva tanto paura fosse piuttosto una condizione d'estraneità alla logica del potere e del denaro. Essere "altro" è una scelta laica, civile, emozionale che mi ha portato nel tempo ad un progressivo isolamento dalla mia città. Quando un'intera comunità ti toglie quel gesto minimo di rispetto e di convivenza civile che è il saluto, vuol dire che ti ritiene "estraneo" al suo tessuto sociale. Il mio è stato un estraniamento forzato, che all'inizio ho sentito come ferita, ma che oggi possiedo come "forza del dono", il dono dell'arte di cui tutti sono destinatari.
Voglio continuare la mia opera di "conduttore di bellezza"; io non sono un mecenate, come dicono alcuni, perché non tengo per me le opere che commissiono.
D. - Come spiega questo atteggiamento di aperta ostilità da parte della sua stessa comunità e delle istituzioni locali?
R. - È fisiologico. Nel momento in cui ti manifesti come estraneo al sistema, come uomo libero e non asservito alla logica del potere, l'accanimento, la violenza, gli attentati, l'assenza delle istituzioni diventano fatti consequenziali perché non fai parte di quella società, non sei riconosciuto come elemento del sistema.
D. - Secondo lei Fiumara d'Arte è stata osteggiata per motivi politici?
R. - In vent'anni, da quando è nata Fiumara d'Arte, si sono avvicendate tutte le espressioni partitiche, destra, sinistra, centro. E nessuno, di nessun colore politico, ha mai assunto un impegno concreto. Non è una questione di partito, ma di politica, quella stessa politica che non promuove il valore della cultura, del pensiero, della pittura, della filosofia, della musica. La storia ha definito barbari i popoli senza valori e senza coscienza, ma barbaro è anche chi ignora e calpesta la cultura nelle sue molteplici espressioni.
La cultura non ha, e non può avere, colore né partito.
Anche se lo Stato italiano sta attraversando una crisi economica con pochi precedenti, non si può continuare a tagliare sempre e in maggior misura le spese indicate alla voce "cultura, istruzione, arte, beni monumentali", altrimenti si rischia di creare intere generazioni di giovani violenti, esasperati, educati ai modelli comportamentali dei divi dei reality, frustrati dall'idea di non riuscire a possedere tutti i beni che la tv pubblicizza. Una società che non ama l'arte e non apprezza il valore della cultura è una società che non ha futuro. Per questo io oggi sono costretto a chiudere l'opera di Tano Festa, per dare un segnale forte di rispetto nei confronti dell'arte dimenticata, bistrattata, abbandonata all'incuria e al degrado
D. - Non le sembra una decisione un po' avventata la chiusura della finestra sul mare? Potrebbe sollecitare un incontro con le istituzioni locali per chiedere un intervento di restauro dell'opera.
R. - Nel periodo in cui sono iniziati i processi che mi hanno visto imputato per reati di abusivismo edilizio e fino al 2000, anno in cui c'è stata l'ultima riunione a Messina dopo l'appello al presidente della Repubblica, io ho assistito ad una ventina di conferenze di servizio alla presenza di vari assessori, funzionari, direttori, capi di gabinetto e ogni volta il risultato è stato sempre lo stesso: il rinvio ad altra data e ad altra amministrazione della decisione sulla salvezza di Fiumara. Adesso non è più tempo di aspettare. Le opere di Fiumara d'Arte versano in condizioni di assoluto degrado e di totale incuria, e la finestra sul mare, per prima, è vistosamente danneggiata dalla salsedine. Per questo ho deciso di sottrarla alla vista di tutti con un gesto estremo: chiuderò con un sipario l'opera di Tano Festa. Sul telone blu una sola scritta in più lingue "Chiuso, closed, fermé".


Scultura di Tano Festa oggi

D. - Perché chiudere la Finestra sul mare? Che significato ha questo gesto?
R. - Con questo gesto voglio aprire una riflessione sull'impegno etico e civile rispetto all'arte. Negando Fiumara d'Arte, ignorandola e condannandola all'abbandono, le istituzioni hanno negato anche la possibilità di una crescita turistica per i paesi inseriti nel percorso di Fiumara.
L'arte non è abusiva, la bellezza non è un reato, non sono i codici di un diritto sancito da altri uomini a stabilire ciò che è giusto. All'indifferenza non si deve rispondere con l'indifferenza, soprattutto oggi, in un mondo dominato dalla sola logica economica, in un tempo in cui l'immobilismo della regione Sicilia è rappresentativo della paralisi delle ideologie liberali nei confronti di tutto ciò che è cultura, arte, bellezza. L'immobilismo mira a bloccare il divenire, a paralizzare il pensiero.
Occultare la scultura di Tano Festa è una risposta politica ed artistica importante per spingere al rispetto dell'opera e, attraverso essa, del pubblico.
D. - Perché ha chiamato questa iniziativa "Il Rifiuto del Rifiuto"?
R. - Nel rifiuto dello Stato di riconoscere e tutelare Fiumara d'Arte c'è un messaggio inequivocabile che nega il mondo della cultura. Per questo ho deciso di ribaltare le posizioni e di rifiutare io per primo questo Rifiuto dello Stato che dura ormai da venti anni.
Sottrarre l'opera allo sguardo del pubblico è un gesto di grande impatto emotivo per affermare l'esistenza della scultura come pensiero, anche a prescindere dalla materia.
Fiumara nasce come dono al pubblico di tutto il mondo che l'ha condivisa e l'ha vissuta. Lo Stato e le istituzioni l'hanno rifiutata, volevano demolirla perché ritenuta "illegale", "non in sintonia con l'ambiente" e "dannosa per l'appaesamento degli ulivi". C'è un disegno di legge per salvare Fiumara, pronto da più di venti anni e mai arrivato alla discussione in aula. Al rifiuto dello Stato oggi noi rispondiamo con un altro rifiuto. Il Rifiuto di chi dice Basta con questa politica di genocidio delle opere d'arte, di sterminio programmato della bellezza.
D. - La bellezza salverà il mondo?
R. - La bellezza non salverà il mondo, ma può offrire quell'emozione e quello stupore che gli uomini hanno rifiutato per inseguire falsi valori della nostra contemporaneità.

 

Tesi di laurea e studi
sulla Fiumara d'Arte
Storia della Fiumara
Nagasawa
La barca dell'invisibile
Consagra
La materia poteva non esserci
 L'appello
al Presidente
della Repubblica
Carlo Azeglio Ciampi
 

 

     

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