Progetto generale Fiumara d'Arte
2004-2005
Realizzazione
del Museo fotografico all'aperto di Librino
2003-2004
2002
Un chilometro
di tela per Librino
2001


1ª Edizione
Casa degli Artisti

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3ª Ed. EXTRAordinario

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Intervista Antonio Presti

FIUMARA D'ARTE: LA VITTORIA DELL'ARTE


INTERVISTA AD ANTONIO PRESTI

D. - Finalmente la Regione Siciliana riconosce la Fiumara d'Arte, e lo fa attraverso una legge (convertita in emendamento al bilancio della Regione) che prevede lo stanziamento di una somma annuale per la tutela di quelle opere che secondo i codici del diritto avrebbero dovuto essere abbattute. Cosa prova oggi?
R. - Una grande emozione. Provo un senso di complicità e di gratitudine nei confronti di quanti mi hanno sostenuto in questi anni: artisti, amici, giornalisti, critici d'arte. La gente ha condiviso con me quest'idea di bellezza della Fiumara; c'è stata una mobilitazione generale da parte della società civile, e questo, devo dire, mi ha dato la forza di andare avanti nonostante i processi, le accuse di abusivismo edilizio, nonostante l'indifferenza da parte delle istituzioni. Tutto questo oggi è passato. La Fiumara invece è rimasta, e grazie al contributo disposto dalla Regione potrà essere restituita alla sua dignità.
Questa è una vittoria dell'arte, una vittoria di tutti quelli che hanno creduto nella Fiumara ed hanno lottato perché l'utopia della bellezza non venisse travolta dalla sterile applicazione di quei codici del diritto per cui ieri la Fiumara era da abbattere e oggi da salvare e salvaguardare.
D. - Rifarebbe oggi lo stesso percorso umano, artistico e culturale che l'ha portata alla creazione e alle battaglie per l'affermazione della Fiumara?
R. - Certo. Lo rifarei con la stessa energia, con la stessa emozione e la stessa onestà morale e intellettuale. Riuscire, dopo 20 anni di lotte, ad affermare il principio della bellezza, del valore e dell'impegno civile è un'affermazione importante dell'arte e della cultura.
Quando si portano avanti storie così "alte" e "altre" si può creare un corto circuito con la società, ma sarà il tempo ad affermare il valore di quella "alterità".
D. - Cosa cambia adesso che la Fiumara d'Arte è stata riconosciuta a livello istituzionale come Museo all'aperto di scultura contemporanea?
R. - Adesso ci sarà la possibilità di restituire dignità alle sculture che sono rovinate dal tempo e dall'incuria, saranno creati dei percorsi per i turisti che attualmente, per visitare alcune sculture, devono attraversare tratti di strada sterrata e sterpaglie.
Il primo passo sarà quello di restaurare le opere più degradate e pericolanti, si dovrà procedere gradualmente in relazione alle difficoltà tecniche.
Appena finiranno i lavori di restauro farò una grande manifestazione pubblica coinvolgendo tutte le persone che mi hanno sostenuto in questi anni e che hanno partecipato alla chiusura della "Finestra sul mare", il 22 aprile scorso, per dimostrare che quando il pensiero si mobilita è possibile raggiungere la meta.
 

 
D. - Lei, che in questi anni ha assunto un ruolo oppositivo rispetto alle istituzioni, cosa farà adesso che la Fiumara è diventata un museo pubblico a tutti gli effetti?
R. - Il mio ruolo è stato oppositivo rispetto alle istituzioni, alle quali avevo fatto dono delle opere della Fiumara e che non solo non avevano accettato il dono, ma non lo avevano nemmeno riconosciuto come Valore, a dispetto di quanto ha fatto fin da principio la gente comune. Dunque io non sono stato oppositivo rispetto a questo o quel partito, questo o quel potere, ma rispetto all'ignoranza, alla presunzione, alla persecuzione, al nulla.
Adesso, che la vicenda della Fiumara si è conclusa positivamente con l'accettazione del dono, che implica anche la cura del bene ricevuto, il mio ruolo sarà di garante del rispetto degli impegni presi dall'amministrazione e di collaborazione per il restauro delle opere. E spero che oltre a restituire dignità alle sculture si possa pensare, in futuro, ad ampliare con nuove opere il parco della Fiumara.
Se il valore è la semina, il raccolto di questa semina spirituale di Bellezza che inizia oggi, sarà ancora una nuova semina per le generazioni future. Per questo, ancora una volta, confermo il mio impegno civile e culturale per il quartiere di Librino alla periferia di Catania, dove sto lavorando da sei anni per la realizzazione di un grande museo all'aperto della fotografia. Mentre a Palermo, all'altro capo della Sicilia, ho avviato da un paio di anni un altro progetto per il risanamento del fiume Oreto, ridotto a discarica, sul quale vorrei realizzare un museo di sculture monumentali per rispondere all'inquinamento con il "valore", al degrado con la "Bellezza".
Due iniziative che faranno di Palermo e Catania, le maggiori città siciliane, il simbolo di una rinascita civile e culturale, di una nuova generazione che non vuole essere più "anti-" ma vuole contribuire a costruire il progetto etico di una Sicilia contemporanea che scegliendo la via della Bellezza può parlare al mondo della sua Bellezza. Questa è la mia vita.
D. - Qual'è il suo messaggio al mondo dell'Arte, agli intellettuali, agli artisti, ai giovani?
R. - In questo momento storico più che mai l'Arte deve intraprendere un percorso nuovo di impegno politico e sociale. Nella contemporaneità l'artista tende ad usare l'arte come ostentazione del proprio 'ego' e del facile arricchimento. La cultura di cui parlo invece deve essere politica. Non un'autocelebrazione per pochi, ma il valore dell'impegno: un concetto di Bellezza che può essere compreso e condiviso anche da chi non si sia mai confrontato con un manuale d'arte. Un'Arte non protagonista di un'estetica dell'apparire, ma azione artistica che interviene nella vita sociale.
A Librino l'idea è stata quella di abbattere il limite dell'essere periferia e ridare al quartiere una sua centralità all'interno della polis catanese. Centro e periferia non sono legate allo spazio ma piuttosto a condizioni culturali diverse. La mancanza di una crescita culturale parallela genera la lontananza della periferia dalla città. Perciò, anche in questo caso, l'arte è politica: il quartiere di Librino, noto come luogo di disagio e di subalternità, scegliendo la bellezza come diritto fondamentale ed inalienabile, diviene il nuovo Centro di promozione sociale e spirituale nel segno dell'arte e del pensiero; e indica così una via di riscatto possibile a tutte le periferie del mondo.
Anche il progetto io sono il fiume Oreto dell'umanità rappresenta un impegno morale, culturale ed educativo: il fiume è una scelta simbolica, un luogo dimenticato da cui ricominciare per fare riaccendere la voglia di riscatto, un fiume che scegliendo il valore della Bellezza rinasce a nuova vita.

 

Tesi di laurea e studi
sulla Fiumara d'Arte
Storia della Fiumara
Nagasawa
La barca dell'invisibile
Consagra
La materia poteva non esserci
 L'appello
al Presidente
della Repubblica
Carlo Azeglio Ciampi
 

 

     

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