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Lunedì 6 Marzo 2006

La vedova dell’ex presidente francese per tre giorni in Sicilia testimonial di una battaglia per rendere accessibile a tutti un diritto fondamentale

 

Madame Mitterrand, una portatrice d’acqua

 

TUSA. (anfi) La “Stanza dei portatori d’acqua” le è piaciuta “beaucoup”. Più inquietante quella di Mauro Stacciali, in cui si dorme in un letto a forma di “Trinacria”: “Troppo buia, mentre quest’isola è luce”. Madame Danielle Mitterrand, vedova dell’ex presidente della Repubblica francese, Francois, e presidente della Fondazione “France Liberté”, è tornata in Sicilia - dopo essere stata lo scorso anno a Librino – a parlare d’acqua, in una terra una volta a secco e che il Padre Eterno, più che i giochi politici, ha reso meno arida. E, con l’inaugurazione della nuova stanza all’Atelier del Mare di Antonio Presti, ha iniziato il suo viaggio simbolico che da Altofonte la porterà alla foce del fiume Oreto. Tre giorni d’incontri con bambini e ragazzi. Con il futuro, insomma. A cena, la signora mangia pochissimo. Ricorda: «Durante la guerra ho conosciuto la fame. Quando in casa si preparava la gaude, piatto nutriente a base di mais, scoppiava la felicità: riempiva lo stomaco, saziava». Prima di parlare d’acqua, si divaga. Il prossimo anno i francesi eleggeranno il nuovo inquilino dell’Eliseo. La malinconia vela i suoi occhi azzurri, come succede a chi vede i propri ideali strozzati: «M’importa poco, tanto anche la gauche fa una politica di destra».

Ha votato contro la costituzione europea: «Io non sono contro l’Europa, quelli della mia generazione hanno sognato un’Europa di pace rimettendoci anche la vita, ma questa costituzione istituzionalizza un’altra dittatura, ovvero quel sistema che fa dell’uomo un soggetto economico, dimenticandosi del soggetto pensante». Arriviamo all’acqua. Cifre da incubo: un miliardo e mezzo di persone non ha accesso a quella potabile, due miliardi e seicentomila non beneficiano di un servizio di bonifica: una politica mondiale che porta a questi numeri va fermata. E Danielle lotta per questo: “E’ un diritto fondamentale dell’uomo che deve essere escluso da ogni forma di mercificazione e privatizzazione”. Quello dei “Portatori d’acqua” è un movimento internazionale lanciato lo scorso 8 gennaio: ognuno di noi può diventare un “portatore d’acqua”, sottoscrivendo i principi contenuti nella Carta e partecipando localmente a un progetto mondiale. L’obiettivo è far diventare l’accesso all’acqua potabile un diritto universale. Ma più si produce, più s’inquina».

E noi siamo schiavi della produzione. Sconsiderata: «La mia Fondazione è contraria alla politica del “chi inquina paga”. Significa che chi ha i soldi acquista l’inquinamento. I giacimenti petroliferi vanno chiusi, non è vero che del petrolio non si possa fare a meno».

Continua a raccontare scenari catastrofici in un mondo dove più la ricchezza è grande, più il numero dei poveri aumenta: «Manca la volontà politica di cambiare, di bloccare l’inquinamento. L’operazione è complessa ma non vuol dire tornare indietro e peggiorare la qualità della vita, significa mantenere standard di vita elevati tutelando la vita stessa».

Un nuovo modo di concepire la ricchezza prevede il cambiamento degli indicatori di ricchezza: «I nuovi prevedono di attingere - senza saccheggiare - dalla natura, di valorizzare le risorse intellettuali e spirituali. Ai nostri ragazzi finora abbiamo trasmesso una morale aberrante, secondo cui è fondamentale essere il più bello, il più ricco, il più competitivo, anche a costo della sopraffazione. Abbiamo creato dei mostri, il neoliberismo s’è rivelato catastrofico. Bisogna riacquistare creatività, trovare risorse alternative al petrolio. Con coerenza». Le vede in Sicilia: «Questa è la mia seconda volta in quest’isola: continuo a guardare, a osservare, ma non posso giudicare. Credo che qualsiasi cambiamento debba partire dalla scuola. Qui sole, acqua e vento ci sono. La fantasia anche». Basteranno?

 

Antonella Filippi

 

La nuova stanza nell’Atelier di Presti

 

TUSA. (anfi) Un muro bianco divide due “spazi mentali”. A destra l’abbaglio del sale - metafora della mancanza d’acqua - e il mare negato. A sinistra un tunnel che si apre sulla stanza “foderata” di rame - conduttore di energia - e scintillante di riflessi. Ai piedi del letto, una grande pietra levigata, una sorta di fonte, contiene acqua, petali di rose bianche e foglie di limone per il rito della purificazione. Fuori il mare, non più negato. Anzi, invadente. Il viaggio è simbolico: entri acqua ed esci portatore d’acqua. Convertito. La “Stanza dei Portatori d’acqua”, ultima idea di Antonio Presti, realizzata con Agnese Purgatorio, è stata inaugurata ieri all’Atelier sul Mare di Tusa: ad ogni ospite verranno consegnati un pacco di sale, tre rose bianche e i testi di Danielle Mitterrand e di Cristina Bertelli. Per la purificazione.

«Il rame, infatti, purifica. Nella tradizione è un elemento femminile perché è un metallo che proviene da Cipro, l’isola di Venere», spiega la Purgatorio.

Prima dell’apertura, i sindaci dei comuni di Tusa, Santo Stefano di Calastra, Motta D’Affermo, Pettineo, Castel di Lucio, hanno firmato la “Carta dei Portatori d’Acqua”, promettendo - e vogliamo crederci - che si tratti dell’inizio di un’azione concreta per il diritto all’acqua. Antonio Presti parla, e fa parlare, d’acqua attraverso l’arte e la poesia. E anche attraverso la politica, senza fare politica. Un miracolo stranamente siciliano: «Il mondo governato da un nulla che si nutre di niente - spiega - può rinascere solo attraverso il risveglio di quelle coscienze addormentate dall’anestesia del potere attuale». E un piccolo risveglio può partire domani con quei duemila bambini che si prenderanno cura dell’Oreto.

 

An. Fi.

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Rassegna Stampa

                                                                     

 

                                   


 

Antonio Presti

la biografia

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Storia della Fiumara
I portatori d'acqua
Nagasawa
La barca dell'invisibile
Consagra
La materia poteva non esserci
 L'appello
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