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Giovedì 26 Gennaio 2006

TUTTI I FIUMI DELLA TERRA

 

I

 

            Portano i cesti con la manioca, le donne, sfiorando con i piedi le rive del fiume. Kuambu vede passare Kupahuba e un fiume immaginario gli percorre la mente: è una corrente che trascina in sé tutti i fiumi della terra.

            Ardeva la sua pelle, chiuse gli occhi il sole silenziose carezze sul corpo di Kupahuba, toccando i piccoli seni. È ancora una fanciulla Kupahuba e lui dovrà aspettare il rito di iniziazione amorosa. Con la sua mente viaggia nell’aria e tra le nuvole. Ieri ha sognato un dente che volava e un odore mai sentito. Sullo spiazzo con le altre Kupahuba si prepara per essere iniziata. Per tre mesi lui non potrà vederla. Tutto gira, gira. Lei si avvicina e lui sorride. Dentro il suo corpo una forza divora le acque di fiumi e di laghi. È lui Mboi-Guaçù dai mille occhi avvincerà e stringerà Kupahuba ma l’amore attenuerà la forza. <<Vattene, Mboi-Guaçù>> implora Kupahuba.

 

II

 

            Flauti e maracas cominciano a suonare ritmo lento all’inizio, poi frenetico. Kuambu pensa alla profezia: <<Kupahuba sarò amata dal mito>> vuole gridare ma nessun suono arriva alla gola. Tutto cominciò al mattino. Il tempo prometteva pioggia. Dal cajueiro odorosi i frutti pendevano nell’umida e densa calura: Kupahuba attrasse Mboi-Guaçù, serpente-arcobaleno, con il suo incanto. Lui farà offerte alla divinità giaguaro perché mantenga sempre vivo in lei il fuoco del suo desiderio morbida la sua pelle. Vivande e offerte di fiori nel rituale brillanti i mille occhi di

Mboi-Guaçù toni d’azzurro e turchese e giallo illuminano gli abbracci. Questo è un fuoco che vuole proseguire, sostanza sessuale del sole, che penetra le bacche profumate di araticum e con il suo profumo diviene più seducente. <<portami con i miei mille occhi fra le stelle fa che un altro guerriero, un dio terreno, non possa guardarla>>. Prega Mboi-Guaçù e inizia il suo cammino lungo il corpo di Kupahuba.

 

III

 

            Kupahuba ora crede di sognare neppure ha salutato la pintassilga né la saracura. Tutti conoscono la devastazione che al suo passare Mboi-Guaçù lascia in un villaggio. Senza pietà il tempo scorre nel corpo di piante e animali, Mboi-Guaçù ha perduto i suoi colori accesi, solo il brillio dei suoi occhi rimane sotto il chiarore lunare. Dondolato dal vento, il murici scrolla i frutti dai rami, sconvolte le bestiole che abitano gli alberi, vivono lo scompiglio. Ora il canto si fa sempre più alto dai maracas i pajès intonano invocazioni. Il sole si insinua con i suo raggi lo accompagna il canto degli uccelli il grido degli animali. E la foresta respira. La foresta respira sollevata.

Mboi-Guaçù è scomparso.

 

Marcia Theophilo

 

 

 

Rassegna Stampa

                                                                     

 

                                   


 

Antonio Presti

la biografia

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sulla Fiumara d'Arte
Storia della Fiumara
I portatori d'acqua
Nagasawa
La barca dell'invisibile
Consagra
La materia poteva non esserci
 L'appello
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