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Venerdì 27 Gennaio 2006

FIUMARA D’ARTE. POESIE PER LIBRINO. IL <<GRAND TOUR>> DI ANTONIO PRESTI.

 

            Oggi alle 11 nell’Istituto Tecnico <<Guglielmo Marconi>>in via Maurizio Vescovo 82, si terrà la conferenza stampa del”Grand Tour della Poesia – Una poesia per Librino”, ideato da Antonio Presti (nella foto), e prodotto dall’associazione Fiumara d’Arte, nell’ambito del progetto “Il pane non si butta”, rivolto al quartiere di Librino. Saranno presenti il mecenate Antonio Presti, il preside dell’istituto Marconi Rosario Fidala e i poeti Franco Loi, Luciano Erba, Elio Pecora, Jolanda Insana, Marcia Theophilo, Maria Anttanasio, Roberto Deidier, Josephine Pace, Davide Aricò. Da gennaio a maggio, alcuni tra i maggiori poeti contemporanei visiteranno le trenta scuole catanesi che partecipano al progetto “Il pane non si butta”, per dialogare con i ragazzi e sensibilizzare l’opinione pubblica sul valore della Parola Oltre agli incontri nelle scuole, verranno organizzati reading di poesia aperti alla città, incontri e cene nelle sedi di alcune associazioni o a casa di famiglie disponibili ad ospitare i poeti. Ogni mese, per due giorni, l0Associzione Fiumara d’Arte porterà a Catania alcuni tra i più grandi nomi della poesia nazionale contemporanea, a testimonianza di un costante impegno per il quartiere di Librino, per la rinascita di Librino attraverso la parola della Devozione alla Bellezza.

 

STA PER PUBBLICARE UN LIBRO: <<TUTTI I FIUMI DEL MONDO>>. E ACCANTO ALLE POESIE DEDICATE AL RIO DELLE AMAZZONI, GIGANTE DELLA SUA TERRA, CI SARANNO I VERSI ISPIRATI DAL “RIO” DI PALERMO.

 

Marcia, figlia dell’Amazzonia: <<Sono qui per salvare l’Oreto>>.

 

            Palermo. Il suo prossimo libro,pronto per essere pubblicato, si chiamerà “Tutti i fiumi del mondo”. E nei versi, accanto al Rio delle Amazzoni – il grande padre della foresta, il gigante del suo mondo poetico di voci, di animali, di miti millenari – ci sarà anche l’Oreto, il vecchio corso d’acqua di Palermo, oggi ridotto a discarica, negato, rimosso dall0immaginario e dalla consapevolezza della città. Proprio per il nostro malato dalla foce fognatura Marcia Theophilo – la poetessa brasiliana candidata al Premio Nobel – è venuta a Palermo, chiamata da Antonio Presti a partecipare al progetto “Io sono il fiume Oreto dell’0umanità”, a dispensare parole di bellezza e di verità, parole non inquinate, parole capaci di educare e riscattare acqua e coscienze. “L’Oreto è stato aggredito – dice – proprio come l’Amazzonia minacciata e deturpata dalle speculazioni come il popolo indio decimato dall’Olocausto, proprio come ma missionaria Dorothy Stang uccisa pochi mesi fa perché denunciava tutto questo. Fratello albero, sorella Dorothy Stang scrivo n una mia poesia, citando San Francesco”.

            Lei si dice figlia dell’Amazzonia, dell’acqua e della foresta. Tutta la sua poesia è ispirata a quel mondo…

 

            “Mia nonna è nata nella foresta, mio padre è pure erede di quella cultura. Io conosco la foresta sin da bambina, giovavo con gli altri bambini in piena libertà, nei villaggi, tra le vario pinte specie degli uccelli, tra gli alberi sacri, tra la pioggia e l’acqua, tra i suoni degli animali, le metamorfosi della luna, le voci del vento. La mia poesia è intrisa delle parole del dialetto indio che si stanno smarrendo, nomi che hanno in sé il ritmo delle note musicali: araracanga, kupahuba, jabuticabeira, ubirajara. Parole che suscitano emozioni, al di là del loro significato, parole che caricano di mistero quanto meno si pronunciano nella vita quotidiana. Parole che sono essere viventi”.

 

            Qualcuno potrebbe sorridere, potrebbe obiettare che la poesia non serve a salvare un fiume, che sia il Rio delle Amazzoni o che sia l’Oreto. Direbbe che piuttosto servono soldi, progetti, volontà politica…

 

            “Se muoiono i nomi delle cose, muoiono le cose stesse. La poesia tiene in vita la realtà, tiene in vita il mondo degli indios, tiene in vita l’Oreto, la poesia ha una grossa responsabilità etica e spirituale. Nella recensione del mio libro “Io canto l’Amazzonia”, Franco Loi scrive: certo, la poesia non propone ideologie né facili cambiamenti ma si rivolge alle coscienze e alle anime, non da oggi, si assume il compito di tener desta nell’umanità il più alto senso della propria missione e dei propri valori”.

 

            Lei è stata esiliata politica negli anni Settanta, tempi in cui ha denunciato la censura praticata in Brasile sul pensiero e la letteratura. Adesso, che cosa è cambiato?

 

            “Adesso si parla, ma l’Olocausto del popolo Indio continua, come continua l’aggressione all’Amazzonia. Io all0inizio ho creduto nel predente Lula, l’ho sostenuto, ho pensato che qualcosa sarebbe cambiato. Invece mai la foresta è stata distrutta come in questi anni, con centinaia di tonnellate di pesci morti, con operazioni massicce di sterminio della natura. Per questo mi sono adesso avvicinata a Greenpeace, che tra le organizzazione ecologiste è la più radicale”.

 

            Nonostante questo lì non ha perso la speranza e continua a combattere…

 

            “Io canto la natura che è la sola speranza, che è il solo futuro possibile per l’umanità. In un albero della foresta ci sono migliaia di specie diverse che interagiscono tra loro, un albero è un tempio. San Francesco è il personaggio della religione cattolica che sento a me più vicino, mi piace quel suo parlare con gli animali, con la luna, con il vento, uomo nudo come nudi sono gli indios. Le torre gemelle di New York erano grandi alberi di vetro e di cemento, una tragedia, ma ogni giorno in Amazzonia scompaiono centinaia di alberi colmi di vita”.

 

                                                                                                                      Laura Anello

           

 

ESILIATA E CANDIDATA AL NOBEL ORGOGLIOSA DELL’ORIGINA INDIA

 

            Palermo. Faccia memore degli antenati indios, dolce e forte insieme, Marcia Theophilo si definisce una donna-giaguaro, lo stesso modo con cui chiama i bambini poveri del suo Paese, “un’espressione che ho inventato per dar loro la forza di sopravvivere, abbandonati nelle grandi metropoli, alla ricerca di affetto e di cibo, come branchi di animali”. Ma la stessa forza la dà a se stessa “perché essere donna e poetessa non è affatto facile”.  

            Lei ha lavorato sodo, nutrendo il suo talento con studi in Antropologia, esperienze come giornalista e critico letterario, impegno civile. “Nel mio lavoro – dice – ho cercato di fare una fusione tra memoria emotiva e memoria culturale, tra poesia e documentazione”.

            Dal 1968 al 1971 lavora come giornalista culturale a San Paolo.. Nel 1972 lascia il Brasile, sottraendosi con l’esilio alla repressione della dittatura militare. Nello stesso anno conosce a Roma il poeta brasiliano Murilo Mendes che le presenta il critico letterario Ruggero Jacobbi e il poeta spagnolo in esilio Rafael Alberti, con il quale stabilisce un importante rapporto di lavoro e amicizia. Quando inizia in Brasile il processo di democratizzazione, nel 1979, rientra a San Paolo dove partecipa al Movimento per la Democrazia.

            Torna a Roma nel 1981 dove continua a lavorare nell0intercambio culturale tra Italia e Brasile. Dal 1986 è rappresentate dell’Unione Brasiliana degli scrittori (Ube) nel Sindacato Italiano degli scrittori. Nel 1999 è stata candidata al Premio Nobel. Oggi vive tra Roma e il Brasile.

 

                                                                                                                      Laura Anello

 

Rassegna Stampa

                                                                     

 

                                   


 

Antonio Presti

la biografia

Tesi di laurea e studi
sulla Fiumara d'Arte
Storia della Fiumara
I portatori d'acqua
Nagasawa
La barca dell'invisibile
Consagra
La materia poteva non esserci
 L'appello
al Presidente
della Repubblica
Carlo Azeglio Ciampi
 

 

     

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