Progetto generale Fiumara d'Arte
2004-2005
Realizzazione
del Museo fotografico all'aperto di Librino
2003-2004
2002
Un chilometro
di tela per Librino
2001


1ª Edizione
Casa degli Artisti

2ª Ed. Casa dei Poeti
3ª Ed. EXTRAordinario

Piano di zona
I quartieri
Istituzioni
Emergenze
Domestic Art

Lucio Barbera

Se c'è una parola oggi quanto mai compromessa per i contenuti di cui si è andata caricando, questa è "sistema". In origine il termine (da syn - insieme a histànai - porre) aveva in sé un nucleo fondamentale fatto di progettualità (pratica e teorica) e di armonia, l'una e l'altra destinata ad un risultato complessivo; stava cioè ad indicare genericamente una pluralità di elementi materiali coordinati tra loro in modo da formare un complesso organico soggetto a date regole: così è per il sistema solare in astronomia; per il sistema respiratorio in medicina: per il sistema ecocenico in geologia; per il sistema monetario in economia.
Sotto altri aspetti il sistema può alludere invece ad una pluralità di elementi astratti coordinati tra di loro: ed ecco allora il sistema di equazioni in matematica; il sistema elastico in fisica; il sistema omogeneo in chimica; il sistema fonematica in linguistica; il sistema etnico in antropologia; il sistema dodecafonico in musicologia. Ma la parola è servita anche per indicare una pluralità di elementi coordinati tra loro secondo indeterminato metodo allo scopo di servire una data operazione e cosi si hanno il sistema metrico decimale, la scienza dei sistemi e in ragioneria il sistema della partita doppia , senza contare, nel mondo dei giochi e delle scommesse, il sistema del Totocalcio cui molti affidano le loro fortune. 
A parte infine intenti classificatori che emergono soprattutto nel campo della mineralogia (dove si parla di sistema cristallografico) e della chimica (si pensi al sistema periodico degli elementi), un gruppo teoricamente più alto di significati si ha quando con il termine ci si riferisce al complesso di teorie, principi, ragionamenti e metodi logicamente connessi e riferentesi ad uno stesso argomento o attività. Sotto questo aspetto, a parte il sistema elettorale che per come si è ridotto non conferisce alcun prestigio alla parola, bisogna pensare a ciò che accade in filosofia (sistema di idee), nel diritto (sistema di norme), in matematica (sistema tolemaico) ed in altri campi della scienza.
Ma se così è, e basta un superficiale sguardo ad un semplice vocabolario, per rendersene conto, se cioè il termine ha un suo contenuto concettuale e razionale predisposto ad un fine, non privo di aspetti etici ed intellettuali, perché mai, vien da chiedersi, la parola appare oggi compromessa, al punto da ingenerare non solo legittimi dubbi, ma fondatissimi sospetti? Purtroppo qui la risposta non ci viene dai vocabolari ma piuttosto, ed assolutamente eloquente e chiara, dalla cronaca, dove sempre più spesso, ma mai ancora abbastanza, si parla di sistema mafioso, sistema dei partiti, sistema degli affari, sistema delle tangenti ed similia. Cioè, per dir tutto di sistema.
Ecco perché, dopo che la cronaca ha integrato il vocabolario, mi suscita sospetto ed una certa differenza quella che a suo tempo (e mi riferisco al 1973) mi era sembrata una lucida teoria quando si teorizzò appunto il sistema dell'arte. Si trattava della opportuna rivelazione di un meccanismo in cui erano chiamati ad operare una pluralità di soggetti (artista, critico, gallerista, mercante, collezionista, museo, pubblico) ciascuno con il proprio ruolo e tutti insieme predisposti ad un unico fine, cioè a dire all'opera, sia per quel che riguarda la sua produzione, che per quel che concerne la sua conoscenza e la sua diffusione.
Dunque il sistema dell'arte, valorizzando le specifiche competenze e professionalità, rappresentava una costellazione, una teoria, un insieme di principi assolutamente valido che poteva servire a precisare ruoli e finalità a patto di tener ferme alcune condizioni necessarie; e cioè: la libertà dell'artista che nel produrre la sua opera indica una sua visione (totale o parziale, drammatica o ludica) del mondo; la centralità dell'opera che, a parte tutte le possibili direzioni assunte, a diritto di esistere in quanto tale (l'arte non è un hobby) solo in virtù della sua qualità, del senso rivoluzionario che in se incarna e dello sforzo di ricerca che riassume; la fruibilità (che è cosa diversa del possesso) da parte di un pubblico sempre più vasto e dunque, in ultima analisi l'accessibilità dell'arte.
Ma poi qualcosa nel meccanismo si è inceppato, così come è accaduto ad esempio per il sistema dei trapianti che nelle sue oscene degenerazioni si è trasformato in un mercato di organi, con tanto di tariffario e ricatti o per ecosistema che è diventato più che una bandiera a favore del piccolo mondo che ci ospita, un comodo alibi per oscene speculazioni e per continui e mortali attentati alla natura che poi tanto matrigne non deve essere se ancora sopporta noi, figli indemenziati quali ci siamo ridotti ad essere. E così dopo aver ammesso che "l'iniziale identità artistica dell'opera acquista un plus valore culturale, un valore aggiunto determinato dal contributo solidale degli altri soggetti partecipanti al circuito internazionale dell'arte", si è concluso che "se precedentemente esisteva, per vecchi schemi ideologici, una dicotomia abitata da una parte dalla cultura(artista e critico) e dall'altra dall'economia (mercato e collezionista) ora per l'alta specializzazione di ogni singolo soggetto del sistema dell'arte, questo è saltata".
I risultati sono stati devastanti da quando il ruolo trainante del meccanismo e stato assunto dalla logica del mercato (con la complicità di una parte della critica, dei media e della pubblicità) con la duplice disastrosa conseguenza " eclissi dell'opera" e di un quasi totale distacco tra arte e pubblico. E così dal tempo in cui non si trovava un critico, un mercante o un collezionista capace di comprendere la tragica grandezza di Van Gogh, siamo passati allo squallido sistema attuale in cui critici, mercanti e collezionisti hanno dato vita ad una consorteria che inventa inesistenti Van Gogh destinati, prima ancora del loro apparire al museo.


Pettineo - 1 Kilometro di tela


Sono questi i gusti di un sistema che, creando fedelissimi complici, agisce non sul consenso ma sulla imposizione di un prodotto che, fondato sulla prevalenza dei luoghi comuni ( una certa critica a priori), sulla pubblicità( l'occulto persuasore degli imbecilli che prospera sull'altrui imbecillità) e sul potere economico ( di quanti col denaro credono di potersi comprare anche una cultura, sì che dati i tempi che corrono, non è escluso ipotizzare una "laurea in miliardi" che darà accesso a tutte le professioni e le competenze), circola come l'unico possibile di un "circolo ufficiale".
Di fronte ad una tal situazione, che trascura completamente quella che è stata chiamata "Arte Segreta", concetto che "non soltanto e non sempre coincide con quello di arte sconosciuta", dato che "in taluni casi segreta sta per nascosta o misteriosa", fatta da artisti che seguitano a svolgere con attenzione e serietà la propria ricerca negli studi o in locali di fortuna e comunque lontani dal clamore dell'ufficialità; di fronte ad una tale degenerazione del sistema che trascura completamente il fruitore (cosa di cui cominciano a dubitare gli stessi Custodi del Tempio) e che sta conducendo da un lato alla "separatezza dell'arte" e dall'altra alla "cretinizzazione globale" (è questa la conseguenza non prevista dalla globalità del villaggio intuita da McLuhan), mi chiedo se un tale metodo, imposto dal sistema ufficiale, risponda davvero ad una generale richiesta del pubblico, o se piuttosto non sia regolato da una esclusiva logica di appartenenza con tutto ciò che ne segue e consegue.
Ebbene proprio in contrapposizione ad un tal sistema dell'arte che ora prospera sui favori, sulle lottizzazioni, sui ricatti, sulle mazzette e, talvolta, sui letti, si pone l'idea della Fiumara d'arte pensata e realizzata da Antonio Presti che fu mosso, nel 1983, dall'intenzione originaria di onorare la memoria del padre con un monumento funebre. A creare il bozzetto fu Pietro Consagra che chiamò quel piccolo manufatto "La materia poteva non esserci". Ed invece ci fu, imponente nelle sue due facce, una bianca e una nera, quasi a simboleggiare il bene e il male, il vecchio e il nuovo. E nel 1986 alta si eresse questa straordinaria stele della vita, custode e sentinella della fiumara di usa, presenza poetica che abita uno spazio ingigantito dal silenzio assolato e popolato soltanto dalle voci della natura, del mormorio dell'acqua e dai ciuffi resistenti di ginestre cui basta poco, anche tra le pietre, per far esplodere il loro profumato giallo.
Così partì l'idea di un Museo Aperto (e si pensi ad analoghe esperienze come quelle di Maglione o nel Lago Trasimeno, più che alla diversa Ghibellina), di un percorso di arte che si sarebbe svolto nei Nebrodi con una disseminazione di opere nel territorio non intese come sculture di arredo in scala grande, ma come "idee da abitare", compagne della natura e dell'uomo, presenze liriche nel quotidiano mestiere di vivere. Intese, per dir tutto e meglio, come presenze di uso collettivo chiamate ora a testimoniare non tanto la morte di un uomo, ma la sopravivenza di un territorio.
Si avviò così il progetto che nasce allo sfociare del fiume Tusa, tra Santo Stefano di Camastra e Cefalù, con l'opera di Consagra, risale il cammino del fiume fino alla foce, alla ricerca della vita (la labirintica "Arianna" di Italo Lanfredini in contrada Santuario di fronte alla chiesina del Castel di Lucio, tortuoso e faticoso cammino alla ricerca di sé) e , dopo la catarsi, espressa dalla purissima sorgente del corso d'acqua arriva a Romei, nella "Stanza di barca d'oro" di Nagasawa, dove il nero tunnel conduce all'interno della terra (o della coscienza?) unico porto da cui salpare e in cui approdare, il luogo che esiste, pur se invisibile, in cui si trova appunto la barca dell'avventura e del ritorno. Da qui la grande apertura sull'infinito a Margi, dove la "Finestra sul mare" di Tano Festa diventa cornice di un quadro che la natura, a suo capriccio di ore e di stagione, va giorno e notte disegnando. Altre sculture poi popolano la vallata: l' "Onda mediterranea" di Antonio Di Palma, "Una curva gettata alle spalle del tempo", imponente spartitraffico di Paolo Schiavocampo ed altre ne verranno, come quelle di Fausto Melotti, Chillida, Venet, Stalher e Nino Franchina.

Pettineo - 1 Kilometro di tela

Accanto al Museo Aperto, con cui si ristabilisce un dialogo tra l'opera della natura e l'opera dell'uomo, ecco poi nel progetto globale di Presti porsi il Museo Vissuto o, per esser più precisi, da vivere che si va realizzando nell'Atelier dell'Arte a Castel di Tusa dove singoli appartamenti vengono realizzati da artisti quali Dorazio, Icaro, Nagasawa, Fabrizio Plessi, Bruno Ceccobelli e Michele Canzonieri. Qui il concetto "antisistema" si sposta, dall'esterno all'interno, per testimoniare come sia possibile far convivere il vissuto e l'arte, per affermare cioè la quotidianità dell'arte intesa non come privilegio di pochi, ma proprio come normale accadimento che si realizza pur in una semplice stanza d'albergo. Non si tratta adesso di "abitare l'opera" come diceva Heidegger, e come giustamente afferma Giò Pomodoro quando inventa i suoi spazi di uso collettivo, ma è piuttosto l'opera d'arte che abita il mondo, al di là di ogni paladumento, di ogni separazione.
Ed eccoci adesso alla terza fase del progetto, a quella che possiamo definire la Domestic Art che punta a rientrare nelle case senza passare dal sistema, che restituisce all'opera la sua funzione colloquiale col pubblico. Qui, a Pettineo, si svolgerà, per la seconda volta, un happening totale di grande suggestione, tra la festa e il rito d'arte.
Una trentina di artisti invitati, (Olivia Agid, Jany Bourdais, Gaetano Cipolla, Rosanna Marullo, Josè Russotti, Franco Castiglione, Claudio Marullo, Mariella Martini, Nino Cannistraci, Gai Candido, Michele Canzoneri, Rossella Leone, Graziano Pompili, Maria Villano, Elisabeth Frolet, Vito Vasta, Hossein Olba, Jacò, Anna Guillot, Rosario Bruno, Roberto Pace, Roberto Rizzoli, Paolo Landisca, Bruno Samperi, Nino Canistraci, Helga Franza, Liugi Ghersi, Nino Cannistracitricomi, Ottomar Kiefer, Heinz Mess, Wolfgang Petrowsky) ai quali si aggiungeranno gli allievi della accademie e degli istituti d'arte siciliani ed altri giovani che troveranno così l'opportunità di un esperienza di scambio e di dialogo, "occuperanno" il piccolo centro nebroideo ricco di testimonianze medievali e romaniche e familiarizzeranno con gli altri abitanti del posto, mettendo a contatto due mondi culturali ricchissimi, seppur così diversi.

Pettineo - 1 Kilometro di tela

Intanto una immensa tela, appositamente preparata e lunga centinaia di metri, sarà stesa, come un tappeto votivo, pur nel suo accecante biancore, sulla strada, quasi garza che viene a fasciare i sampietrini bianchi e neri, teatro dei passi e dei quotidiani affanni. Saranno gli artisti e gli abitanti di Pettineo a compiere questo rito che è al tempo stesso di convivenza, per quello che poi accadrà, e così la tela sarà svolta per le case, nelle curve, nelle piazzette e nelle vie dove di solito si svolge il monotono e faticato vivere.
Dopo, quando la cittadina sarà bloccata in attesa dell'evento, ciascun artista comincerà a dipingere, gomito a gomito con gli altri, la sua porzione di tela, finchè si otterrà un dipinto a più mani che disegnerà un insolito percorso urbano. Si farà l'ora di pranzo e ciascun artista sarà ospite di una famiglia di Pettineo e con essa, nelle singole case così come sono, diventerà il cibo e l'ora del riposo, scambiandosi opinioni ed esperienze in quel clima di familiarità che solo la gente semplice sa subito creare e soprattutto lì, a tavola, dove anche il vino è genuino e l'olio forte e non falso.
Ci si ritroverà più tardi tutti insieme, ma adesso certo più amici, a vedere il chilometro dipinto, dato che la tela sarà esposta ad un irripetibile "visione globale". Poi si tornerà di nuovo in paese e ciascun artista ritaglierà la parte da lui dipinta (dopo la dispersione indifferenziata dell'arte ci sarà, dunque, il momento della riappropriazione), spezzando il chilometro non più in una sua frazione, ma proprio in singoli quadri che gli artisti andranno a portare nelle case dove sono stati ospiti.
Le opere degli artisti invitati verranno ufficialmente catalogate e accanto alla porta di ingresso dei nuclei familiari verranno apposte targhe in ceramica con il nome della famiglia, dell'artista la cui tela verrà conservata in quell'abitazione e la data della installazione. Le opere, infatti, resteranno in consegna, e non saranno di nessuno: non dell'artista, non della casa che le ospita, non di Presti. Saranno di Pettineo, e di quanti nel corso degli anni, vorranno andare a vedere queste stanze museali, dove si accederà soltanto bussando ad una porta e salutando, cordialmente accolti, chi nella casa vive. Così ciascuna abitazione, ricca, modesta o povera che sia, diventerà un'ideale sala o, per dir meglio, la tappa di un percorso in cui si afferma appunto l'idea del "Museo Domestico", che sorgerà anno dopo anno in un comune in cui l'arte, donata, abita nelle case.
E' quanto di più "antisististema" si possa immaginare, una vera inversione di tendenza perché qui l'opera ridiventa protagonista e soprattutto ritorna a dialogare con il pubblico senza battute d'asta, trucchi critici o assegni milionari.
Attraverso il progetto di Antonio Presti, che si svolge nei tre nuclei fondamentali del Museo Aperto, dell'Arte Vissuta e della Domestic Art, è proprio asfittico Tempio e andare incontro alla vita e alla gente. "Noi della Fiumara d'Arte -dice Antonio Presti promotore dell'iniziativa, egli stesso più artista che mecenate - al sistema mercato del pianeta artistico che vende le opere a centimetri, rispondiamo regalando l'Arte a chilometri. Riteniamo inoltre che questo happening costituisce un gesto di alto significato in un momento di pasticciata confusione sia nel mondo artistico, sia nel microcosmo dell'uomo contemporaneo".
E' una mano che l'arte tende; ora sta al pubblico saperla stringere in segno di rinnovata amicizia. E' un segnale forte che mira a spezzare una tendenza; è una pietra scartata che si fa testata d'angolo su cui edificare un nuovo "sistema d'arte". Di cui parlare senza più vergognarsi.


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Tesi di laurea e studi
sulla Fiumara d'Arte
Storia della Fiumara
Nagasawa
La barca dell'invisibile
Consagra
La materia poteva non esserci
 L'appello
al Presidente
della Repubblica
Carlo Azeglio Ciampi
 

 

     

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