Progetto generale Fiumara d'Arte
2004-2005
Realizzazione
del Museo fotografico all'aperto di Librino
2003-2004
2002
Un chilometro
di tela per Librino
2001


1ª Edizione
Casa degli Artisti

2ª Ed. Casa dei Poeti
3ª Ed. EXTRAordinario

Piano di zona
I quartieri
Istituzioni
Emergenze
Oltre la Fiumara

Lucia Rosano



Deluso per i continui attacchi lanciati a "Fiumara d'arte", Presti decide di dedicarsi alla costruzione di un albergo, con l'aiuto di diversi artisti, ai quali viene affidata la progettazione delle camere; così nel 1991 viene inaugurato l'Atelier sul mare, un singolare albergo-museo, dove l'opera può essere abitata e vissuta da chi decide di vivere per qualche giorno all'interno di essa. L'osservatore in questo modo non solo osserva l'opera ma la vive, entrando in contatto con i materiali usati dall'artista e con il suo modo di vedere la realtà. L'interno dell'albergo viene utilizzato anche per ospitare mostre di artisti siciliani, per l'organizzazione di avvenimenti insoliti sempre legati alla cultura, in modo che l'arte possa essere vissuta da vicino, e quindi essere compresa nella sua interezza.
Da questo momento, l'interesse per l'arte, spinge Presti ad organizzare manifestazioni culturali stravaganti, invitando artisti provenienti da tutta Italia e dall'estero; nasce in questo modo il chilometro di tela che si svolge ogni anno a Pettineo, suo paese natale. 
Una serata curiosa è documentata su "l'Unità" del 19 giugno 1991, quando Presti organizzò all'interno dell'albergo una cena Fluxus, alla quale vi parteciparono esponenti storici di questo movimento, e contemporaneamente nel bar era stata inaugurata una mostra di un artista nato a Barcellona, Josè Morea che vive e lavora a Taormina, quando, nello stesso mese, prendeva il via anche il chilometro di tela; il 23 giugno 1991 le vie del paese di Pettineo sarebbero state coperte da una striscia di tela per un chilometro, sopra la quale un centinaio di artisti vi avrebbero dipinto, esprimendo ciò che il paesaggio siciliano suscitava in loro. I cittadini del piccolo paese prescelto, per un giorno sono stati in contatto con mondi e persone nuove, ogni artista invitato alla manifestazione era infatti ospitato da una delle famiglie del posto dalla quale era invitato a mangiare, e la sua parte di tela a fine giornata veniva donata a loro. In questo modo si sono andati a costituire dei musei domestici protetti dalla gente di Pettineo e ai quali ogni anno vi si aggiunge un pezzo attraverso un'altra edizione del chilometro di tela.
Il 21 giugno del 1992 si è svolta la seconda edizione e questa volta tutti, anche i bambini, sono stati coinvolti nell'iniziativa e come nella prima, alla fine della giornata si è proceduto a tagliare la tela per poi distribuirla. 
Davanti alla casa ospitante il quadro vi è una targhetta di ceramica con su apportato il nome dell'artista che ha compiuto il quadro, eseguita nel laboratorio di Terramuzza, nel comune di Motta D'Affermo, che Antonio Presti mette a disposizione degli artisti.
Da all'ora ogni anno, il sonnacchioso paese di Pettineo viene invaso da artisti noti e sconosciuti che lungo le vie animano la tela di un chilometro, entrando in rapporto con gli abitanti che, in un certo senso, diventano i custodi della bellezza dell'arte che entra nelle case, intrise di vita quotidiana.


L'Atelier sul mare unico al mondo, al suo interno, conserva delle meraviglie che riescono a pareggiare, di gran lunga, le bellezze naturali che la Sicilia offre; la collezione personale di Antonio Presti ha pezzi di Mimmo Rotella, di Consagra, un tavolo rotondo con sedie mastodontiche di Ceroli e altre… Bobo, un artista di Milazzo ha lasciato tante impronte. E poi ancora tele di Jean Arp, Franco Angeli, Matta, Capogrossi e Melotti…
Per la realizzazione delle camere sono stati chiamati artisti come Plessi, Icaro, Nagasawa, il siciliano Canzoneri e molti altri.
L'Atelier sul mare si trova a Castel di Tusa, alle spalle i Nebrodi, davanti a una piccola baia blu; è una albergo dove non vi arrivano dei ricchi uomini esenti da sensibilità o donne inaridite che pensano al divertimento sfrenato, ma qui regna il bisogno di esprimere forti sentimenti, dal momento che continuamente si vive all'interno di espressioni umane, provenienti da vissuti forti, e quindi, carichi di passionalità. L'ospite può abitare l'opera d'arte, dormire come su un letto di Van Gogh o vedere dalla finestra di Magritte.

La prima stanza che ha dato il via ufficiale all'Atelier è quella di Nagasawa, Mistero per la luce a Efesto (1990-91), una stanza tutta d'oro, su ogni parete e sul pavimento. Niente luce elettrica, solo una candela in una nicchia, al fine di portare la persona che lì vi alloggia, in un viaggio interiore, dal momento che non ha possibilità di avere distrazioni provenienti dall'esterno. La mente e l'anima in questo modo aleggiano e l'individuo ha modo di proiettarsi continuamente sulle pareti, che danno di lui un'immagine indistinta.
Di Paolo Icaro è il nido di Icaro (1990-91), un grande letto circolare da dove si guarda un inquadratura di mare, da sotto una coperta che come un ala protettiva, si adagia sui corpi, quasi a proteggerli maternamente, essendo essa stessa fatta di "piume" di stoffa.
Fabrizio Plessi ha fatto in modo che nessuna finestra fosse aperta: tutta la stanza è stata ricoperta da vecchi stipiti e l'unico pezzo di spazio aperto visibile è quello che viene visto su degli schermi televisivi: il mare, che viene mostrato ininterrottamente. Il nome della sua stanza infatti è Stanza del mare negato (1992); ricorda la stiva di una nave. Una delle porte si apre, e l'ospite deve capire qual è, e mostra il vero mare, che a causa di uno spesso vetro è muto; allora, dal momento che l'unico rumore del mare proviene dai sei video, sembra quasi che il mare vero diventi una finzione per lasciare il posto alla verità dell'imitazione.
Canzoneri ha portato invece il mare nell'albergo, al secondo piano con Linea d'ombra (1992), dove il letto è installato su una grande zattera di legno, e il pavimento è fatto da strisce di ceramica blu, dietro, gli accessori del bagno, nascosti in bidoni dipinti e vetrate che avvolgono il tutto, per un divertente gioco di luci; ci si può rincorrere nei colori cangianti di Pietro Dorazio e Graziano Marini, leggere tutte le scritture con le quali Renato Curcio e Agostino Ferrari hanno ricoperto la loro stanza. Vivere una notte nella stanza yamenita di Pier Paolo Pasolini, col muro di terra e paglia progettata da Dario Bellezza, Adele Cambria e dallo stesso Presti.
Ceroli ha progettato una stanza tutta in legno, con un letto a forma di sole, un armadio tondeggiante e un tavolo.
E gli spazi tagliati da Mauro Staccioli, dietro la porta-macigno di Alì Babà, le reti dorate di Maria Lai: "Su barca di carta m'imbarco", oltre le colonne d'Ercole, per una sfida contro la banalità. Siete tra quelli che sprofondano in un riservato silenzio appena entrati in un ascensore? Bene qui non è possibile, perché per prenotare il vostro piano dovete cantare. E' l'ultima invenzione di Studio Azzurro e di Presti, che hanno creato un complicato gioco elettronico per il quale solo chi intona un canto può arrivare a destinazione. Dice Presti! E' l'unico posto al mondo, dove la gente per entrare e uscire deve cantare, "ricordati: chi canta prega due volte" 
Quando si entra in queste stanze bisogna scordarsi anche dell'armadio, un elemento superficiale, come dei comodini, delle mensole , degli appendiabiti; per non parlare della famigerata televisione, dentro le camere bisogna contemplare. 
Nella camera di Ruiz, per esempio, La Torre di Sigismondo (1993), dal letto si può ammirare il vasto cielo che splende al di sopra di esso; Raoul Ruiz è un regista cileno che si è recato in Sicilia nel 1993 per girare un film da titolo "Il viaggio clandestino. Vite di santi e di peccatori", del quale Antonio Presti ne è diventato il produttore, anticipandone le spese e dando ospitalità a tutta la troupe, durante le riprese. La stanza del regista, una torre alte sette metri, ha un legame con le torri di Astolfo della "La vita è un sogno" di Calderon de la Barca e nasce dall'incontro che è avvenuto fra i due personaggi in quell'autunno. Le sculture di "Fiumara" sono invece diventate il set del film; dal momento che le spese di produzione non dovevano superare i quindici milioni di lire, gli attori, alcuni provenienti dal teatro di Leo de Berardinis, hanno lavorato gratuitamente e ospitati nell'albergo del mecenate, che certamente non si è tirato indietro di fronte ad un film che diventa ricerca nel momento in cui lo si gira, quindi una continua sfida, che a volte arriva a sfiorare l'incomprensibile o il surreale, facendosi molto prossima alla vicenda di "Fiumara". La stessa stanza progettata dal regista, La Torre, è diventata la protagonista di un altro film girato nell'Atelier nel 1994; un artista vuole costruire una torre e, per farlo, si vuole sottoporre ai dettami di un censore, a capo di uno stato a regime totalitario, marxista-leninista. Per farlo paga un amico perché faccia la parte del censore. Fabbricata l'opera, che negli intenti dell'artefice ha una funzione meramente estetica, tutti gli abitanti iniziano a utilizzarla per gli scopi più disparati: chi alleva galline, chi la adibisce a studio, chi per la contemplazione del paesaggio o propria. Il titolo del film è "Turris Eburnea" e mantiene l'aspetto di un sogno dentro un sogno, dove non si saprà mai se la realtà rappresentata è quella reale o onirica.
Ma anche le stesse stanze dell'albergo racchiudono un sogno, come la stanza di Curcio, realizzata con l'artista Agostino Ferrari, "Sogni tra Segni", viene raccontata da tracce di scrittura che racchiudono in loro storie arcaiche di uomini che si affidavano al rito del disegno per prospettarsi una buona caccia, o di uomini che da sempre, comunque, si sono affidati alla scrittura come mezzo di comunicazione delle religioni, delle ideologie o delle conoscenze umane. Il segno diventa sogno, quando i fogli ospitano storie nate da accaduti che vorremmo che siano. 
Nel 1995 viene inaugurata la quindicesima stanza, quella dedicata a Pier Paolo Pasolini "La stanza del profeta" alla quale vi lavorarono Dario Bellezza, la giornalista Adele Cambria e lo stesso Presti. Una porta a ponte elevatoio introduce alla stanza, sulla quale è riportata "Alla nazione" di Pasolini, una denuncia dell'uomo corrotto, una profezia dei valori traditi e offesi, la quale è tradotta in arabo lungo il perimetro della stanza. Pasolini diventa il profeta e quindi la stanza racchiude tutta la cultura orientale, sia nei metodi costruttivi, un impasto di paglia e fango sia nei tagli delle porte. Un lungo corridoio buio, ricoperto di specchi porta alla camera, un luogo sacro, sigillato dietro l'immensa parete di vetro che offre il suo sguardo al mare: il cosmo diventa protagonista. E poi uno sguardo al bagno che diventa luogo della purificazione, con tanti tubi attaccati alla parete e l'acqua che cade dall'alto e una ventola sul soffitto che asciuga… una car-wash, forse proprio quella che ha provveduto a cancellare i segni alla macchina che ha investito Pasolini…


La Sicilia, con la sua natura, i colori e le energie racchiuse nelle viscere della terra, sottostante ad essa racconta, attraverso altre stanze, come in "Energia"(1992) di Maurizio Mochetti che ha fatto in modo che i mobili sprigionassero il colore-calore del rosso; apparentemente la stanza sembra normale ma all'occhio giunge il disturbo dei mobili sproporzionati, che sembrano ancora trasformarsi quando si accende l'altra luce rossa e lo spazio diventa altro. Anche Mauro Staccioli ha giocato con il rosso del sole, ma questa volta combinato col nero della roccia vulcanica; la Sicilia diventa protagonista con i suoi colori, e la sua forma triangolare, unico elemento che ruota all'interno dell'ambiente cambiando le sue valenze, questa è "Trinacria" (1993). E poi abbiamo Su barca di carta m'imbarco (1993), di Maria Lai dove le grandi isole del Mediterraneo impressionano lo spettatore con i tesori nascosti nei fondali, fino al blu marino e al nero della stanza, colori delle isole.
Luigi Mainolfi utilizza la terracotta, ricavata dalla congiunzione della terra e del fuoco, utilizzandola per coprire pareti, pavimento e soffitto, unificando lo spazio, solo il letto, visivamente sospeso, rende possibile la percezione reale dello spazio che viene interamente percorso attraverso una sedia che estende la sua struttura verso l'alto; siamo ne La stanza della terra e del fuoco (1996). E Piero D'orazio e Graziano Marini nel 1996 progettano La stanza della pittura, dove alla sola pittura è dato il compito di valorizzare la stanza tramite pareti affrescate. Una grande finestra che dà sul mare permette alla stanza di diventare quadro, permettendo al fruitore dell'opera di entrare a far parte di un quadro.
Per Presti l'importanza di questo albergo-museo è altissima, dal punto di vista artistico: "Non sopporto l'arte chiusa in un museo, non fa vivere nessuna emozione" , in questo modo l'arte diventa libera di essere vissuta, e solo così la sua esistenza acquista significato. La possibilità del percorrere una stanza e di viverla fino in fondo, la rende vera accrescendone il valore artistico e accrescendo la persona che vi entra, che non può fare a meno di accedere nel proprio essere e percorrerlo in tutti i suoi angoli, come si fa con la stanza, per andare a scoprirne tutti i lati, anche i più nascosti. 
Il desiderio di rendere viva l'arte, e di entrare in relazione con l'essere, con l'individuo, non finisce col discorso delle stanze, perché molte altre iniziative sono state organizzate dal mecenate, per portare la bellezza nelle piazze, nei piccoli paesi, non solo attraverso la scultura; è un tentativo per unire tradizione e contemporaneità entrando nella vita di tutti i giorni che non è affatto abituata alla contemplazione.

 

 

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Tesi di laurea e studi
sulla Fiumara d'Arte
Storia della Fiumara
Nagasawa
La barca dell'invisibile
Consagra
La materia poteva non esserci
 L'appello
al Presidente
della Repubblica
Carlo Azeglio Ciampi
 

 

     

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